A cura di Giovanni Maglio
È indiscutibilmente uno dei programmi che hanno fatto la storia del giornalismo investigativo in televisione, con inchieste e approfondimenti capaci di accendere i riflettori sui principali temi della politica, dell’economia e della società.
Parliamo chiaramente di “Report”, in onda la domenica sera in prima serata su Rai 3, con la conduzione di Sigfrido Ranucci. Un programma che, dalla stagione 1996-1997, ha costruito nel tempo una propria identità, diventando uno dei marchi più riconoscibili dell’informazione del servizio pubblico. La stessa Rai lo definisce il programma che ha fatto la storia del giornalismo investigativo televisivo. Guardiamo quindi la storia degli ascolti della trasmissione, giunta alla sua ventottesima edizione, analizzandone il percorso e la capacità di mantenere un pubblico fedele anche dopo alcuni importanti cambiamenti di collocazione.
Negli ultimi anni “Report” ha infatti abbandonato la tradizionale collocazione del lunedì sera per approdare alla domenica, anche per fronteggiare il nuovo scenario determinato dal trasferimento di “Che Tempo Che Fa” sul NOVE. Una scelta non priva di rischi, considerando la forza della serata festiva e la concorrenza particolarmente agguerrita. Eppure il programma è riuscito a conservare sostanzialmente il proprio pubblico, confermandosi una delle certezze della prima serata di Rai 3.

Un risultato tutt’altro che scontato per un programma di inchiesta, genere che difficilmente può contare sulla stessa capacità di aggregazione dei grandi show di intrattenimento.
La stagione si inserisce inoltre in un momento particolarmente delicato per Sigfrido Ranucci, protagonista suo malgrado di una vicenda giudiziaria che ha assunto una rilevanza nazionale.Il caso riguarda l’attentato avvenuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia. L’esplosione non provocò feriti, ma causò importanti danni materiali, coinvolgendo anche le automobili presenti nell’area. L’episodio, inizialmente ricondotto alla possibile intimidazione nei confronti del giornalista, ha dato origine a un’inchiesta che nei mesi successivi ha portato a una clamorosa svolta.
A distanza di quasi dieci mesi, infatti, la Procura di Roma ha individuato in Valter Lavitola il presunto mandante dell’attentato. L’imprenditore ed ex editore, che aveva rapporti personali con Ranucci ed era da lui stesso considerato un amico, è stato arrestato e posto in custodia cautelare in carcere. L’accusa ipotizza, tra le altre contestazioni, anche l’aggravante del metodo mafioso.La vicenda ha assunto contorni ancora più sorprendenti nei giorni scorsi. Durante l’interrogatorio di garanzia del 12 agosto, durato oltre cinque ore, Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’azione contro Ranucci, confermando quindi sostanzialmente l’ipotesi investigativa della Procura.La sua versione sul movente, tuttavia, è decisamente particolare.

Attraverso il proprio legale, Lavitola ha sostenuto di aver agito “per il bene” di Ranucci, con l’obiettivo di provocare un innalzamento del livello di protezione assegnato al giornalista, che era già destinatario di misure di sicurezza.Secondo quanto emerso dall’interrogatorio, Lavitola avrebbe commissionato un’azione diversa da quella poi materialmente realizzata: avrebbe parlato di quattro o cinque colpi di pistola contro il muro della villetta, mentre l’attacco si è concretizzato nell’esplosione di un ordigno rudimentale. Ha inoltre sostenuto che, anche dopo l’utilizzo della bomba, non avrebbe avuto nulla da eccepire, considerandola comunque un’azione dimostrativa.
Una ricostruzione che, tuttavia, non ha convinto il giudice per le indagini preliminari. Il gip ha definito il movente prospettato da Lavitola inverosimile e privo di riscontri, confermando la custodia cautelare in carcere.Ed è proprio questo uno degli aspetti più inquietanti dell’intera vicenda: il presunto mandante, secondo l’accusa, sarebbe una persona che Ranucci conosceva personalmente. Una circostanza che aggiunge alla dimensione giudiziaria anche quella profondamente umana del tradimento di un rapporto di conoscenza e amicizia.È importante, naturalmente, distinguere le accuse dalle responsabilità definitivamente accertate. L’inchiesta è ancora in corso e sarà la magistratura, attraverso i successivi passaggi giudiziari, a stabilire le responsabilità dei singoli soggetti coinvolti.Sarà quindi particolarmente interessante osservare la prossima stagione di “Report” anche alla luce di questo contesto. Un programma abituato a raccontare le vicende degli altri si trova oggi, inevitabilmente, a essere osservato con attenzione per ciò che è accaduto al suo stesso conduttore.

Al di là della vicenda giudiziaria, però, i numeri raccontano una realtà molto chiara: Report continua a essere una delle colonne portanti di Rai 3. La forza del programma risiede soprattutto nella fidelizzazione del pubblico. Anche davanti a cambiamenti di collocazione e alla concorrenza di prodotti fortissimi, la trasmissione riesce a mantenere una platea interessata alle proprie inchieste.Anche Report Lab, lo spazio che precede la puntata principale, ha mostrato segnali incoraggianti. La sperimentazione, pensata come laboratorio dedicato soprattutto ai giovani giornalisti, è stata inserita stabilmente all’interno dell’appuntamento domenicale, ampliando ulteriormente l’offerta del programma. La Rai ha presentato il progetto proprio come un laboratorio aperto ai giovani e collegato alla nuova stagione di “Report”.
I dati della stagione mostrano una buona capacità di tenuta anche per questo segmento: in diverse occasioni “Report Lab” ha superato il milione di spettatori, accompagnando il pubblico verso la puntata principale. Il bilancio è dunque positivo. Report continua a rappresentare una delle poche vere istituzioni dell’informazione televisiva italiana, capace di sopravvivere ai cambiamenti di rete, conduzione e collocazione mantenendo una propria riconoscibilità.
E se gli ascolti confermano la solidità del programma, il momento personale vissuto da Ranucci aggiunge alla prossima stagione un elemento di inevitabile attenzione. Da una parte ci sarà ancora una squadra chiamata a indagare sui grandi casi italiani; dall’altra, un conduttore che si trova oggi al centro di una vicenda giudiziaria ancora tutta da chiarire.

