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LORELLA BOCCIA, MUSICA MIA E UNA RAI SEMPRE PIÙ INCENTRATA SUL TERRITORIO

A cura di Giovanni Maglio

È il viaggio attraverso l’Italia, da Nord a Sud, per raccontare attraverso la musica storie, tradizioni e culture che si tramandano nel tempo e che trovano nel suono di ogni luogo una delle loro espressioni più autentiche.

Parliamo di Musica mia, il programma condotto da Lorella Boccia e Marco Conidi, nato lo scorso anno per la domenica pomeriggio di Rai 2 e poi rapidamente trasferito nel sabato pomeriggio di Rai 1 per la stagione estiva.

Un viaggio nel territorio italiano che mette insieme musica, paesaggi, tradizioni e racconti locali, seguendo una formula ormai ampiamente presente nei palinsesti televisivi, soprattutto durante i mesi estivi.

Giunta alla sua terza edizione, la trasmissione è tornata dunque in onda mantenendo la propria collocazione e la propria struttura, continuando a raccontare le tante realtà del nostro Paese attraverso la musica.

Ma come ha risposto il pubblico al programma? Andiamo allora a ripercorrere la storia degli ascolti di Musica mia, arrivato alla sua terza edizione, per capire quale sia stato il suo rendimento nelle diverse stagioni televisive.

E proprio osservando i numeri della trasmissione è necessario fare una riflessione anche su una delle protagoniste del programma.

Lorella Boccia viene spesso criticata per la sua presenza ricorrente nei palinsesti Rai, soprattutto alla luce di risultati che non sempre sono stati particolarmente brillanti. Nel caso di Musica mia, però, il discorso merita di essere affrontato con qualche cautela in più.

Il programma, infatti, non si è dimostrato così distante, in termini di share, da alcuni prodotti proposti durante la stagione invernale nella medesima fascia oraria. Questo elemento suggerisce che il problema non possa essere ricondotto esclusivamente alla conduzione o alla presenza di Boccia, ma debba necessariamente essere inserito in una riflessione più ampia sulla fascia del sabato pomeriggio di Rai 1.

Una fascia che, probabilmente, avrebbe bisogno di essere ripensata nella sua completezza, valutando con maggiore attenzione quali prodotti possano realmente trovare una collocazione efficace e quale identità debba avere il pomeriggio del sabato della rete ammiraglia.

Ma c’è anche un’altra questione che non possiamo ignorare.Quella dei palinsesti estivi Rai, che negli ultimi anni sono diventati fin troppo ricchi di programmi dedicati al territorio, ai viaggi, alle tradizioni, ai borghi, alla musica e alla riscoperta delle realtà italiane.Un’offerta che, pur partendo da elementi certamente importanti e coerenti con la missione del servizio pubblico, rischia alla lunga di diventare ripetitiva. Quando tanti programmi raccontano sostanzialmente gli stessi territori, attraverso formule molto simili, anche il singolo prodotto rischia di perdere la propria riconoscibilità.E in questo scenario, probabilmente, Musica mia era proprio uno deiprogrammi di cui non si sentiva una necessità così forte già in partenza.

Anche considerando che la Rai si prepara ad ampliare ulteriormente la propria offerta tematica con il nuovo canale Italiana, previsto dal 1° ottobre sul canale 57 del digitale terrestre, dedicato proprio alla valorizzazione della cultura e dell’identità musicale italiana.Il problema, dunque, non sembra essere soltanto Musica mia, né tantomeno esclusivamente Lorella Boccia.

Il vero interrogativo riguarda un’offerta estiva che, negli ultimi anni, ha finito per moltiplicare programmi molto simili tra loro, fino al rischio di saturare proprio quel racconto del territorio che avrebbe dovuto rappresentarne il punto di forza.

E così, anche davanti a risultati non necessariamente disastrosi, resta una domanda: serviva davvero un altro programma come Musica mia?