A cura di Giovanni Maglio
È da quattro stagioni estive l’appuntamento che ha raccolto l’eredità di “Superquark”, lo storico programma dell’indimenticato Piero Angela, dedicato alla divulgazione scientifica e capace di spaziare dall’archeologia all’innovazione tecnologica, fino ai grandi temi ambientali.
Parliamo di “Noos – L’avventura della conoscenza”, in onda in prima serata su Rai 1 con la conduzione di Alberto Angela. Il programma prende il nome dall’immaginaria navicella di “Viaggio nel cosmo”, ideata nel 1998 dallo stesso Alberto insieme al padre Piero.Guardiamo la storia degli ascolti di “Noos”, facendo un passo indietro e mettendoli a confronto con quelli di “Superquark”.
C’è una doverosa osservazione da fare: il nuovo format non è mai riuscito a raccogliere pienamente l’eredità del programma madre, fermandosi a risultati che, in diverse occasioni, si sono rivelati poco più che magri.La verità, tuttavia, non è necessariamente da ricercare nella divulgazione scientifica proposta, ma nel format stesso. “Noos” sembra infatti essere molto meno confacente al pubblico di Rai 1 rispetto a quanto lo fosse “Superquark”. L’assenza del tanto amato documentario naturalistico in apertura di puntata, unita a una programmazione spesso ballerina e priva di una collocazione realmente riconoscibile, a differenza dello storico appuntamento del mercoledì sera di Piero Angela, ha reso il programma meno appetibile per il pubblico.Eppure il prodotto si dimostra tutt’altro che insufficiente sul piano dei contenuti.

La narrazione resta curata e autorevole, con uno sguardo attento e coscienzioso sui grandi temi della scienza, della tecnologia, dell’ambiente e della società. Il problema sembra dunque essere soprattutto editoriale: un prodotto valido che fatica a trovare la collocazione televisiva più adatta per esprimere il proprio potenziale.Ed è proprio da qui che nasce una riflessione. Perché non provare a sperimentare “Noos” nella storica collocazione che fu di “Ulisse”, ovvero la prima serata del sabato su Rai 3? Una rete e una fascia che, per vocazione editoriale e abitudini del pubblico, sembrerebbero decisamente più affini a un prodotto di divulgazione scientifica di questo tipo.Tra il programma principale e i documentari proposti all’interno della seconda parte della serata, Rai 3 avrebbe inoltre tutti gli strumenti per costruire un vero e proprio ciclo di otto prime serate, dando continuità al prodotto e restituendogli una collocazione riconoscibile. Forse “Noos” non ha bisogno di essere cambiato, ma semplicemente di essere collocato nel posto giusto. Perché l’eredità di Piero Angela è certamente difficile da raccogliere, ma il valore della divulgazione di Alberto Angela meriterebbe una platea televisiva capace di valorizzarla pienamente.

